Gino Di Paolo
PRESENTAZIONE
Come ha scritto Paolo Portoghesi, per cogliere la verità di un ambiente, che i pezzi incollati della conoscenza analitica non potranno mai darci, bisogna avere il coraggio di buttarsi nell’acqua senza salvagente, iniziare la lettura di una città proprio come si inizia la lettura di un libro, senza saperne la trama in anticipo, aggirandosi per le strade e per le piazze privi di una meta precisa che non sia l’immediata presa di contatto con il mistero che è di fronte a noi.
La stessa predisposizione si dovrebbe mantenere quando l’ambiente si configura in espressione d’arte. E quando l’arte, per sua essenza mutevole e inattesa, sconfina nella dimensione naturale. I migliori architetti paesaggisti che si sono dedicati alla progettazione di parchi, giardini e spazi aperti ci hanno dato prova delle sterminate possibilità di bellezza insite in un ambiente naturale posto al servizio dell’uomo. L’urbanista e architetto franco ungherese Yona Friedman e l’artista francese Jean Baptiste Decavèle si sono spinti ancora oltre, operando nello spazio per renderlo un’opera d’arte a misura di una collettività intera.
Nel paesaggio di Rotacesta, al confine tra Loreto e Penne, la dimensione ecologica e naturale di un terreno di diversi ettari è stata interpretata dal binomio dei due artisti come un contesto formale dove poter realizzare una vasta operazione di Land Art che non trascura il valore dell’installazione site-specific. L’intervento, intitolato forse provocatoriamente “No man’s land”, oltre ad avere una chiara valenza artistica si caratterizza per l’indubbio significato storico-sociale, perché sullo stesso terreno i due hanno voluto richiamare futuri interventi collaborativi e socialmente consapevoli: “Terra di tutti, piuttosto che Terra di nessuno” hanno voluto dichiarare Friedman e Decavèle con la loro opera, in un appello che suona anche come un chiaro invito a riappropriarsi della terra, delle periferie, in sostanza delle radici comuni.
Dagli spazi incolti della natura americana, dove è nata la Land Art, la capacità di apprezzare artisticamente i siti geografici per i materiali offerti allo stato grezzo e per l’impatto sociale ed ecologico dei gesti performativi realizzati nel contesto ambientale è giunta fino in Abruzzo. I limiti spesso riscontrati nell’usufruire di un’opera ambientale come la “No man’s land” sono inscritti il più delle volte nella scarsa visibilità di opere di dimensioni così estese.
Con questo catalogo la Fondazione Pescarabruzzo vuole facilitare i lettori che vogliano “perdersi”, prima metaforicamente, nella visione di quanto è stato così magistralmente realizzato, anche grazie all’intuito del Presidente della Fondazione “No man’s land”, Mario Pieroni, e poi anche fisicamente nella bellezza della natura, buttandosi “nell’acqua senza salvagente” proprio come raccomandava di fare Paolo Portoghesi nel caso dei contesti urbani
Nicola Mattoscio
(Fondazione Pescarabruzzo)