ROSSELLA CIRCEO

Magia della scultura tra cristalli e maiolica

 

Umberto Russo e Leo Strozzieri
(a cura di)

 

INTRODUZIONE
Piccole, preziose promesse di felicità Provo sempre una grande ammirazione quando incontro la capacità di dare forma al pensiero con le espressioni imprevedibili della bellezza. E Rossella Circeo in questo suo talento demiurgico continua regalarci, in un percorso sempre innovativo, forme di bellezza intense nei contenuti, preziose nella miscela di materiali, misteriose per me nelle tecniche che le rendono possibili e perciò anche più affascinanti.
I segreti della terracotta, dell’invetriatura, della manipolazione della terra, del caolino, dei cristalli e dei colori si trasformano in queste opere di Rossella Circeo nella inarrivabile semplicità ed autenticità dell’arte.
Particolarmente significativo trovo il tema della maternità, presentato sempre con una forza e una assolutezza che non lascia spazi all’incertezza: una sorta di affermazione senza scampo della primigenia energia del femminile che, da sempre, continua a rappresentare prospettiva mai contemplata davvero nella sua realizzabilità e nel suo saper essere alternativa ad un ordine maschile del mondo, che peraltro trascura facilmente la bellezza che invece è nell’attenzione principale della nostra artista.
Sono convinto che la bellezza possa decidere della felicità delle persone e condivido l’intuizione di Stendhal per cui, appunto, “la bellezza è una promessa di felicità”. Queste piccole, preziose opere d’arte di Rossella Circeo riescono a prometterci qualcosa, si staccano dalla nebulosa dei puri indizi circostanti ed esprimono, nel loro essere imprevedibile risultato di colori, pensiero, visione e impasti, un’attesa appagata, una possibilità di sintesi durante una faticosa ricerca.
La Fondazione Pescarabruzzo è dunque particolarmente lieta di rendere possibile la conoscenza del percorso artistico di Rossella Circeo e di contribuire alla divulgazione, presso il grande pubblico, di queste straordinarie opere, piccole promesse di felicità, sicure tracce di bellezza di cui abbiamo tutti bisogno.

Nicola Mattoscio
(Presidente Fondazione Pescarabruzzo)

MAGIA DELLA SCULTURA TRA CRISTALLI E MAIOLICHE
La pittura sottovetro- I colori della maiolica
Nell’arte di Rossella Circeo, l’attività plastica, che forgia oggetti, scava e modella, si coniuga a quella squisitamente pittorica del disegnare figure, comporre linee, armonizzare colori e toni. Le forme dell’equilibrio acquistano una loro valenza, entrando a pieno diritto nell’ambito della funzione significativa del prodotto artistico: vasi, tondi, piatti, parlano un proprio linguaggio. Si tratta, di un equilibrio formale che la fine sensibilità dell’artista ha realizzato grazie a quelle doti d’invenzione e a quel paziente lavoro di sperimentazione che ha saputo far convergere verso questi risultati.
Gli elementi figurativi di più frequente ricorrenza, da una parte risalgono a certe sedimentazioni dell’arte classica e della simbologia cristiana, dall’altra si legano alla diretta percezione dei sentimenti e situazioni esistenziali: anche per questo, dunque, si mette in luce una capacità di sintesi che sembra il connotato più valido dell’operare artistico di Rossella Circeo.
I motivi del portale, del capitello, dei rosoni, mediante l’intersezione di dettagli decorativi che sembrano renderli duttili e vibranti, si richiamano alle coordinate di fondo della formazione culturale dell’artista.
Si vedano certi suggestivi profili o certi sguardi profondi- un livello di rappresentazione degli stati d’animo che attestano l’autenticità e la validità della sua risposta agli stimoli della realtà.
Nella complessa gamma delle ceramiche (eleganti vasi decorati a rilievo, piatti cromatici, bassorilievi quadrati e rettangolari), si rispecchia un’esigenza di ricerca sperimentale, che si traduce in piena consapevolezza della vera natura dell’arte: continua ascesa, a volte ardua e difficile, ma sempre appagante, verso una meta ideale, incessante conquista di nuove espressioni formali, scavo sempre più a fondo nel proprio io, alla scoperta di se stessi e dei riflessi che vi proietta il “ gran teatro del mondo”.
Sviluppandosi armonicamente nelle due dimensioni della plastica ceramica e della pittura sottovetro; l’opera creativa di Rossella Circeo offre un convincente esempio di questo modo di concepire l’attività artistica.
L’artista, infatti, non ama pause ripetitive, cerca sempre nuovi orizzonti da esplorare, per ampliare e approfondire la sua ricerca, consapevole che il cammino che compie deve essere continuo. Certamente, l’iniziale esperienza pittorica le giova ancora oggi ad intuire forme e linee importanti, a calibrare accordi cromatici ed equilibri spaziali, come la sostengono altri momenti di scelte tematiche, che echeggiano nei dati essenziali dell’attuale produzione, testimoniando l’unitarietà della sua ispirazione.
Ma ciò che colpisce nella sua arte è, appunto, l’incessante volontà di rinnovarsi e progredire e progredire. Vedo le terrecotte smaltate e impreziosite da pietre vetrificate, scintillanti nei loro vividi colori e incastonate nei tondi, nei quadri, con vari rilievi.
L’azzurro che spesso campeggia, si affronta col verde, col giallo, con l’ocra ben assemblati dal fine gusto cromatico dell’artista, che sa plasmare e decorare, creare fusioni di vetri e cromie suggestive. Il rigoglio della produzione recente, così variegata ed elegante, non può, però, far obliare una linea tematica cui Rossella Circeo è affezionata e che continua ad approfondire
inventivamente, quella della maternità, ancora presente dell’esposizione con originali interpretazioni ed accostamenti formali: è un motivo di fondo della sua arte, permeata dalla sensibilità tutta al femminile che la connota, un motivo che attrae e coinvolge perché rappresenta la risposta a quell’incessante flusso di violenze, contese, aggressioni e timori che la realtà quotidiana riversa su ognuno: nell’idea dell’abbraccio materno, dell’amore pieno che lega la madre al figlio è riposto l’antidoto a tanta amarezza. Nell’arte di Rossella Circeo si può raggiungere questo punto di approdo illuminato dell’amore sicché non ci si fermi ad ammirare l’eleganza e la genialità dell’oggetto esibito, se ne colga piuttosto il sentimento genetico per
apprezzarne pienamente il valore. Un’arte sostenuta dalla passione, guidata dal gusto, arricchita dall’esperienza: queste le componenti della sua creatività, un momento felice e significativo per l’opera che ne scaturisce

Umberto Russo

LA SERENZA BISANZIO
Quando un’opera pittorica o plastica diventa opera di poesia nel sincronismo, strutturale e di inventiva, si attua per il fruitore, un’offerta di luce.
Sto illustrando la tesi dell’interazione arti visive-poesia e mi si offre in tutta la sua attendibilità l’esperienza di Rossella Circeo, ceramista sommamente disposta per raffinatezza umanistica alla ricerca del bello e del vero con un argomentare radicato nella esperienza interiore, aperto alla tradizione classica e ai codici della modernità. Insigni le cattività dottrinali, così mi piace chiamarle, dovute alla frequentazione e all’amicizia di Circeo con protagonisti che hanno scritto pagine determinanti nella storia della ceramica abruzzese del ‘900: ci si riferisce in particolare all’indimenticato Giuseppe Di Prinzio, suo docente al Liceo Artistico “Giuseppe Misticoni” di Pescara poi divenuto suo grande amico ed estimatore, ed in seguito ad Amato Bontempo. Il rapporto con questi personaggi, ha rappresentato una serie di esperienze attraverso la scoperta di straordinarie capacità tecniche ed inventive negli anni successivi. Rossella Circeo è rimasta sempre irreprensibile nel mantenere intatta la propria identità di persona ed artista, ipotizzando talora anche una voluta lontananza dai suoi maestri:
è doveroso evidenziare la costante tensione spirituale della sua arte, significata da un’attrazione verso i colori e le luminescenze bizantine.
Mirabilmente, qui siamo ai legami stretti con la tradizione (poi si parlerà della modernità della sua ricerca); gli azzurri e gli ori delle paste vitree, le maioliche con i mosaici e persino certe finestre ad ogiva, motivi strutturali funzionali alla spiritualità, costituiscono uno stile unico ed irripetibile che mi ha indotto a definire la sua opera, come recita il titolo, Serena Bisanzio.
Molteplici sono gli itinerari della sua tenuta poetica; basti pensare alle terrecotte, ai bassorilievi, alla pittura sottovetro, alla fusione di cristalli sulla scultura smaltata, ai gioielli e all’oggettistica. Se vogliamo sintetizzare con un minimalismo verbale, potremmo definire l’intero corpus si Rossella Comedìa Bizantina e “musica raggiata negli spazi”, definizioni che è bene riutilizzare nella lettura delle opere della nostra amica. Nella sua maiolica e nei suoi mosaici non vi è articolazione, racconto, ma solo sostegno all’atteggiamento contemplativo.
Quanto all’aspetto musicale è palese come la sostanza stessa della colorazione abbagliante sia funzionale a richiami sinfonici che possono leggersi in chiave contrappuntistica, ove si evidenzi in sede cromatica la presenza da un lato del duo blu/oro, e dall’altro del duo rosso terragno/verde marcio, che rispettivamente rammentano il viaggio terrestre e celeste di Simone Martini. Il linguaggio dell’arte visiva, ma anche di poesia e di musica, deve modularsi con il lessico del proprio tempo, per quanto concerne, aggiungo io, soprattutto i valori estetici e formali. In tal senso Circeo tanta compiutezza e musicalità di contenuti umanistici, dovuti all’aureo scrigno culturale maturato in un ambiente familiare ragguardevole (suo padre Ermanno fu letterato di raffinata sensibilità, assolutamente moderno, facendo ricorso alla poetica informale entro cui è dato individuare una matrice espressionistica, funzionale alla centralità dell’uomo e non della materia.
È dato rilevare una particolarità e cioè il connotato magmatico della materia con cui vengono eseguite le sculture, le ceramiche, gioielli e oggetti in genere, grazie soprattutto alla lucentezza e alla preziosità degli accordi cromatici resi solari dalle paste auree e dai cristalli per lo più fusi in rilievo.
Rossella si aggrappa ad una filosofia delle certezze riguardante il modellato e la cromìa.
L’artista si sottrae ai colori ogni disposizione decorativa restituendo loro una ritrovata umiltà, sicché ad esempio l’assenza di una qualsiasi funzione narrativa diviene ricchezza e puntualizzazione antropocentrica.

Leo Strozzieri

 

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