600 immagini per 100 anni di storia fotografica della città
Roberto Libertascioli
PRESENTAZIONE
Quando si racconta una storia o si descrive una realtà, sia essa individuale, sia essa collettiva, uno degli errori più frequenti che si compie è quello di cedere alla retorica.
Ciò avviene per diverse ragioni. Una di queste è sicuramente la scarsa capacità che abbiamo di metterci in discussione e cercare di guardare con occhio obiettivo agli avvenimenti, soprattutto se gli stessi ci riguardano direttamente.
Come si può raccontare allora una storia collettiva, come può essere quella della crescita civile e dello sviluppo socio-economico di una città senza incorrere in questa trappola? Ha senso ricostruirne la storia attraverso una serie ordinata di piccole immagini? Certamente è un modo, uno dei possibili modi di descrivere e raccontare una città, che permette di rivisitare, senza mediazioni o forzature, la nostra storia recente, la crescita urbanistica, gli usi e costumi di una comunità, come quella pescarese, relativamente giovane. Attraverso questo percorso, indicato e proposto con documenti spesso dimenticati nell’uso comune quali le cartoline, si scopre una Pescara molto diversa da quella attuale, quasi un’altra città, non “fatta di sole case”, ma complessa, austera, con un profilo architettonico interessante nella quale si riesce persino ad intravvedere un progetto virtuale, una possibile linea di sviluppo, in grado di prefigurare quel che avrebbe potuto essere la città futura. Il senso di questa iniziativa va ricercato nella volontà di documentare con semplici ma eloquenti quadretti visivi la storia di Pescara, le sue radici culturali. Occorre capire, indagare, confrontarsi e misurarsi anche con i piccoli particolari del proprio passato.
Questo volume testimonia ancora una volta l’efficace ed immediata capacità comunicativa della cartoline, uno degli strumenti “minori” delle moderne tecniche mediatiche che, come la Fondazione Caripe ha giù documentato (1997) pubblicando le cartoline di Basilio Cascella, a torto sono state finora sottovalutate
Nicola Mattoscio
(Presidente Fondazione Caripe)
PREFAZIONE
Mi sono appassionato alla raccolta delle cartoline di Pescara man mano che dalle stesse vedevo emergere un mondo diverso e distante dalla realtà del nostro vivere quotidiano.
Questi piccoli tesori da collezione, con le loro mini immagini, ci forniscono innanzitutto un prezioso contributo alla ricostruzione storica di un’epoca che non ci appartiene più, ma che costituisce sempre le fondamenta dei nostri sentimenti.
Oltre al contenuto paesaggistico dei luoghi cari alla mia infanzia, rimanevo sempre più affascinato dalla collezione che implementavo, via via che dalle cartoline raccolte spuntavano, come da un magico cilindro, le diverse anime della città: l’architettura ora liberty, ora povera, ora fracassona, i percorsi della moda con gli abiti sartoriali, i cappellini anni ’20 ed i simpatici costumi da mare. Le importanti invenzioni nei trasporti con la lenta sostituzione dei carri trascinati da buoi, delle bighe, dei tram e delle prime auto d’epoca; l’urbanistica in genarle e le
costruzioni delle strade in particolare, le oasi verdi e le piante dei viali sempre in diminuzione e così via.
Il fine che mi prefiggo è ora quello di invitare tutti i concittadini ad effettuare, su un calesse al piccolo trotto, un viaggio immaginario nella storia della nostra Pescara, dando al lettore il compito di programmare brevi soste in quei punti della città che possano offrire dolci ricordi e piccole emozioni o che possano far rivivere, come in un film, le visioni di un mondo in parte scomparso ma sempre affascinante.
Roberto Libertascioli