300 immagini dalle acquarellate ai fotocolor per una storia fotografica della città
Roberto Libertascioli
PRESENTAZIONE
La pubblicazione di questo secondo volume di cartoline storiche di Pescara completa e integra, con la ricchezza del colore, il lavoro di foto-documentazione sulla evoluzione e sulle mutazioni – in gran parte sostanziali – di questa città nel corso del Novecento, avviato con la precedente pubblicazione “Pescara in posa”.
In una città veloce, convulsa, mutante come Pescara, la memoria ha spesso corso il rischio di essere tropo breve: scarsa attenzione alle eredità urbanistiche e monumentali, labili legami con le preesistenze, limitata propensione alla cura dell’arredo urbano e alla conservazione di un “aplomb” cittadino signorile e garbato. Occorre dunque, e sarebbe occorso, anche riguardare meglio ciò che era, per impostare meglio ciò che è divenuto e dovrà divenire.
Dalle immagini eterogenee di una cittadina che si metteva “in posa” davanti all’obiettivo del fotografo per rappresentarsi in identità visuali certo innumerevoli, ma tutte comunque destinate a ritrarla “ufficialmente” (perché tale è la foto-cartolina, diversamente dall’immagine fotografica privata, che può anche essere indiscreta, e cogliere momenti trasandati, o imprevisti, o incontrollati, della realtà urbana e civile), emerge infatti un dato assolutamente comune a tutte, e per questo impressionante: la godibilità di quel vecchio impianto urbano,
che era comunque nuovo, e subito vissuto e goduto dai suoi cittadini. Questo dato pare rapidamente scomparire, anche nelle immagini, dagli anni ’60 del secolo scorso: è, non a caso, l’inizio della grande mutazione.
In questa lettura, il colore (e quindi la maggiore realisticità) delle immagini innalza ulteriormente la capacità informativa di questi documenti visivi. Quel che per l’Autore è un atto d’amore, sentimentale e forse anche un po’ nostalgico, si rileva allora ai nostri occhi – per “esterni” al suo coinvolgimento –una ricognizione quasi scientifica, un sopralluogo obiettivo sulle possibili storie evolutive di questa piccola metropoli sul mare, le cui scelte di sviluppo futuro sarà sempre bene (o meglio) ponderare attentamente con gli occhio a certe celte che il suo passato sembra poter indicare con chiarezza.
Nicola Mattoscio
(Presidente Fondazione Caripe)