LE CRUDELTÀ DI UN ANGELO

Paola Tommasina

 

PRESENTAZIONE

«Time present and time past
Are both perhaps present in time future […]
If all time is eternally present
All time is unredeemable».
ELIOT, THOMAS STEARNS

Tutto il tempo è irredimibile, concluderebbe Thomas Elliot. Nel caso di Angelo Colangelo, che porta il senso del fluire del suo stesso nome, potremmo concludere che tutto il tempo è presente d’artista, se non fosse che la sua maestria ne fa ormai un «classico» dell’arte.
Il tempo presente e il tempo passato sono entrambi attuali nel tempo futuro, sottolineava anche Eliot, prefigurando una relazione di continuità inestricabile tra le premesse di ieri e il loro svolgersi nelle conclusioni di domani. Declinato al presente, tuttavia, il tempo è legato tra principio e fine, eternamente attuale, necessariamente contemporaneo.
Contemporaneo è anche il viaggio emotivo e professionale dell’artista che qui si ripercorre nei lineamenti e l’essenza.
Partito dal momento giovanile della ricerca della bellezza “a piene mani”, Angelo Colangelo ha presto messo a tacere, nel suo lungo peregrinare di uomo creativo, le sirene della bellezza e la seduzione della forma nelle loro rigide definizioni fin lì codificate e sostenute nell’accezione accademica, per volgersi verso il distacco dall’arte figurativa ufficiale ed abbracciare le forme espressive sperimentali della Neo Avanguardia.
Tanto storiograficamente quanto esteticamente, egli appartiene infatti agli interpreti della contemporaneità con uno spiccato riferimento al movimento che impone incisivamente nel 1919 a Weimar, nella Bauhaus di Gropius, ed è capace di rifondarsi – americanizzandosi nel 1937 a Chicago per mezzo di Moholy-Nagy, prolungando così la sua influenza per gran parte del dopoguerra e ancora oltre, fino ai giorni presenti.
Interprete e protagonista del movimento, al tempo stesso moderno e internazionale, ispirato a un ripensamento razionalista e funzionale dei binomi arte e tecnica, nonché architettura e design, con la propria esperienza artistica Colangelo è in grado d presentarne le inequivocabile peculiarità espressiva anche in Italia.
Egli correda la sua opera di un catalogo semantico ricchissimo e a tratti molto travagliato, fatto del rapporto intimo e tormentato con la propria introspezione, dalla relazione fisica e metaforica con la propria donna – lei stesa come autrice di questo volume ci conclude nelle Terre del compagno – e infine dal grande e informale confronto con il magma del mondo che lo circonda, di cui assapora il clima culturale, evidenzia gli appagamenti, adombra gli stridori e le dissonanze.
«La lezione della New Bauhaus appresa di prima mano e applicata nell’insegnamento all’Università di Walsh […] sarà negli anni a venire vivacizzata […e] nobilitata […] dalla sua costante urgenza di poetare con il pensiero», dirà di lui Antonio Gasbarrini (in X Mostra regionale d’arte Città di Penne, Biennale 1990/91, Omaggio a Angelo Colangelo, a cura di A. Gasbarrini, Penne, 27 luglio-25 agosto 1991, Edigrafital, Teramo 1991, p.7).
Se eliotianamente si potrebbe concludere, con una punta di nichilismo e come per una qualsiasi verità tautologica, che il tempo è irredimibile, nel caso di Angelo Colangelo si può affermare che il suo tempo contemporaneo è stato con più o meno consapevolezza ma con sempre oggettiva ed esemplare creatività, un presente d’artista, un tempo redento dalla maestria, che ne hanno fatto ormai un «classico» dell’arte tout court.

Nicola Mattoscio
(Fondazione Pescarabruzzo)

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