DALLA PUGLIA A PARIGI ATTRAVERSO LA VIA DEGLI ABRUZZI
Floriana Conte
(a cura di)
PRESENTAZIONI
Il “Ritorno dalle Corse”, “Giornata di Neve”, “Paesaggio con cigni”, “Ritratto della Signora De Nittis”, “Ora triste”: sono solo alcune delle 10 splendide opere del periodo della maturità artistica di Giuseppe De Nittis, interprete fedelissimo delle atmosfere cangianti della belle époque parigina, qui riproposte attraverso il catalogo della Mostra “Impressione e verità.
De Nittis, Patini, Laccetti, Recchione, Della Monica, Q. Michetti” organizzata dalla Fondazione R. Paparella Treccia e M. Devlet.
Le tele, esposte per la prima volta in Abruzzo grazie ad un accordo con la Pinacoteca De Nittis del Comune di Barletta, coprono un arco temporale di oltre dieci anni (dal 1871 al 1884), gli anni di più intensa attività per il pittore, scomparso prematuramente “in piena gloria” all’età di soli 38 anni.
La naturalezza delle grandi eleganze, delle scene sportive, della socialità urbana nel formicolare intenso di mondanità che fu Parigi sul finire del XIX secolo, ove l’autore risiedette a lungo, sono racchiuse in questi dipinti, unici, perché impastati alla maniera finissima del “maitre” De Nittis, fermando l’attimo nella sua luce preziosa ed irripetibile.
Molto ammirato per la verità della rappresentazione degli effetti atmosferici, De Nittis si avvicina al linguaggio impressionista nella scelta dei colori e dei soggetti; li ritrae però, a parte singoli casi, trattandoli con una vena sperimentale e personale che guarda, nell’ultimo periodo, alla lezione giapponese, così come avveniva anche per F.P. Michetti.
“Il ritorno dalle corse” del 1878, l’anno in cui gli viene conferita la Légion d’honneur, è una magnifica immagine che anticipa la potenza emblematica de “La signora col cane” il simbolo di un’intera epoca per la modernità del taglio fotografico e l’atmosfera rarefatta dell’istantanea. Non si può non sottolineare la malinconia di “Ora triste” (la medesima che si ritrova sul volto della giovane Suzon, al servizio del Folies-Bergère rappresentato dall’amico Édouard Manet) o l’armonia del “Ritratto della Signora De Nittis”, del 1882, dove, nella superba luminosità dell’ambiente, si intravvede con quanta grazia l’artista si avvicini all’indagine della mutevolezza dell’animo umano al cospetto della modella che ama e conosce meglio, la moglie, Leontine.
Tecnica squisita, seducente bellezza, riflessione compassata sulle atmosfere del proprio tempo si sovrappongono nelle immagini di Giuseppe De Nittis, il ragazzo di Barletta che nella breve e folgorante carriera era arrivato a Parigi all’apogeo dell’affermazione, lasciandosi alle spalle le strade polverose, seppur fulgide delle origini, nel mentre la capitale francese viveva in tutta la sua apoteosi la travolgente rivoluzione dell’impressionismo.
Sulla strada da Napoli a Parigi, un giovane De Nittis aveva a lungo accarezzato l’adesione al verismo, facendosi molto apprezzare per i luminosi paesaggi, frutto dell’esperienza maturata nella scuola di Resina, quando nella città partenopea si formava, tra gli altri, l’impareggiabile “verista” siciliano F. Lojacono.
E proprio al crocevia tra impressione di luce e verità, ma fermamente orientati ad un attento naturalismo di matrice sociale, si collocano gli altri interpreti della Mostra: Patini, Laccetti, Recchione, Della Monica, Q. Michetti: tutti esponenti di prim’ordine nel parterre della pittura ottocentesca abruzzese, formatisi anch’essi sotto la guida di Domenico Morelli e condividendo la ricerca formale e artistica di Filippo Palizzi.
L’esposizione, dunque, da un comune denominatore napoletano irradia i colori di una cultura policroma, poliglotta, in cui le periferie tendono al centro ed i linguaggi, da Barbizon a Resina, passando per Napoli, parlano di matrici comuni.
Mancherebbe forse solo un Boldini, a mo’ di esempio e di semplificazione, a questa mostra. Il “Ritratto della Donna Franca Florio”, con l’intrigante bellezza che aveva affascinato centinaia di uomini, primo fra tutti il pescarese Gabriele D’Annunzio, avrebbe probabilmente arricchito la panoramica sull’intenso dialogare italo-francese in un periodo di splendore artistico ineguagliabile, anticipando, nella dinamica, gli spazi compositivi e la lucentezza, le tematiche novecentesche. Ma sarebbe già stato un altro evento, e per l’impegno profuso in questo, non possiamo che ringraziare tutti gli organizzatori e l’intero staff della Fondazione R. Paparella Treccia e M. Devlet.
Nicola Mattoscio
(Fondazione Pescarabruzzo)
Non vi è alcun dubbio che, tra i pittori italiani del XIX secolo, occupi un posto di grande rilievo, anche a livello internazionale, Giuseppe De Nittis. Per molti anni, vivo è stato il desiderio di realizzare una mostra delle sue opere:
l’opportunità mi è stata data dalla visita alla Fondazione Museo Paparella Treccia di Floriana Conte, docente di Storia dell’arte moderna presso l’Università del Salento, e di Rosario Coluccia, Accademico della Crusca e professore emerito di Linguistica italiana; si trovavano a Pescara per la cerimonia di premiazione del Premio Internazionale “Città di Penne-Mosca”, della cui giuria tecnica sono entrambi membri. La loro presenza, essendo pugliesi, mi ha spinto a chiedere se fossero a conoscenza della disponibilità della Pinacoteca Giuseppe De Nittis di Barletta a prestare le opere del grande maestro.
Di qui, i contatti con il Sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, e con i Dirigenti e i Funzionari del Comune che gestisce Palazzo della Marra, sede della Pinacoteca, il viaggio per il sopralluogo al Museo De Nittis, la scelta delle opere, le operazioni di richiesta del prestito, nonché la progressiva realizzazione di quel desiderio.
Sono presenti in mostra dieci opere di Giuseppe De Nittis che coprono un arco temporale di circa quindici anni, arco di tempo ampio, ove si consideri che egli è deceduto all’età di soli 38 anni.
Molti dipinti presenti nella nostra esposizione De Nittis li ha realizzati dopo il suo trasferimento a Parigi, dove ha frequentato, tra gli altri grandi esponenti dell’Impressionismo francese, Monet e Degas. Da costoro, egli ha assorbito l’idea reggente di quella che sarebbe stata la sua rinnovata maniera pittorica, e che lo avrebbe reso noto al grande pubblico e alla critica francesi, tanto da essere ritenuto il pittore per eccellenza dell’eleganza delle signore parigine.
Prima del trasferimento a Parigi, De Nittis aveva operato a Napoli contribuendo a fondare, unitamente con Nicola Palizzi, Adriano Cecioni, Francesco Paolo Michetti e altri, la scuola di Resìna, vera e propria fucina dello studio dal vero, in contraddizione con i dettami dell’accademia partenopea. Fra le opere più significative presenti nella nostra esposizione, Ritorno dalle corse (1874-75), Il ritratto della signora De Nittis, eseguito a pastello nel 1881- 83 e, molto coinvolgente, Tramonto nebbioso (1885), in cui l’artista riesce a cogliere l’atmosfera brumosa e sognante.
E, la pittura dal vero, nello stesso periodo, ma con declinazioni differenti, hanno espresso altri importanti artisti, quali Teofilo Patini, massima espressione del verismo sociale, Filippo, Giuseppe, Nicola e Francesco Paolo Palizzi, Valerico Laccetti, Oreste Recchione e Gennaro Della Monica. Artisti tutti presenti in mostra dei quali farò cenno delle opere più significative: Patini con La morte di Jacopo Ortis, dipinto tanto letterario quanto struggente; Filippo Palizzi con Ritorno dai campi, arcadico rientro a casa dopo il lavoro nei campi; Giuseppe Palizzi con Falò a Fontainebleau, località in cui Giuseppe soggiornò a lungo; Nicola Palizzi con una tersa e vibrante Marina di Sorrento e Francesco Paolo Palizzi con la umbratile Natura morta con pipa. Ancora, Valerico Laccetti con l’archeologica Abbeverata presso l’antico acquedotto, Oreste Recchione con Le rive del Sangro – L’approssimarsi del temporale, e infine Gennaro Della Monica con Fienagione.
Un discorso a parte merita un’opera in mostra, Mergellina, di Quintilio Michetti, fratello maggiore di Francesco Paolo, tanto valido quanto dimenticato, anche per il difficilissimo reperimento delle sue rare opere. Autodidatta, ma pienamente inserito nella temperie pittorica dei suoi anni (nacque nel 1850), Quintilio ha preso piena ispirazione dalla lezione di Filippo Palizzi, riuscendo a raggiungere uno stile autonomo e riconoscibile.
A questo punto devo confessare di essere orgoglioso di contribuire alla diffusione della conoscenza dell’opera di Giuseppe De Nittis in Abruzzo, una regione che ha, anche nell’Ottocento e nella prima metà del Novecento, intrattenuto rapporti economico-commerciali con la Puglia. Di qui, i conseguenti scambi culturali, ben definiti dallo stesso titolo della mostra, Impressione e verità nella pittura tra De Nittis, Patini e i Palizzi: dalla Puglia a Parigi attraverso la via degli Abruzzi.
In ultimo, mi è piacevolmente doveroso porgere i miei più sentiti ringraziamenti al Sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, il quale ha concesso il prestito di dieci prestigiose opere di De Nittis e il Patrocinio del Comune, e le sue collaboratrici Santa Scommegna ed Angela Francabandiera.
Un grazie di cuore allo storico dell’arte della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Barletta-Andria-Trani e Foggia Antonio Falchi, responsabile del procedimento per il prestito delle opere.
Ringrazio anche i Presidenti del Consiglio e della Giunta Regionali d’Abruzzo, Giuseppe Di Pangrazio e Luciano D’Alfonso e il Sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, per la concessione dei Patrocini, Elena Glielmo, Direttore della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Abruzzo e del Molise e, per il patrocinio concesso, Fabio Ciracì, Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale in Digital Humanities dell’Università del Salento.
La mia gratitudine va anche a Paola Damiani e Nicola Mattoscio, Presidente e Segretario generale della Fondazione Pescarabruzzo, per aver accolto il presente catalogo nella prestigiosa collana editoriale “Arte e Cultura” di competenza della Fondazione stessa.
Infine un sentito grazie alle gallerie e ai privati collezionisti che hanno prestato le loro opere.
Augusto Di Luzio
(Presidente della Fondazione R. Paparella Treccia e M. Devlet