Stefano Schirato
PRESENTAZIONE
Tutto il lavoro di Stefano Schirato si concentra su una scelta di campo chiara e ben definita: rendere una documentazione della realtà, senza compromessi, come prima di lui hanno fatto i grandi maestri della fotografia del Novecento. Nessun tradimento rispetto alla specificità del mezzo tecnico, la sua macchina fotografica, nessun virtuosismo di mestiere nel raccontare quello che gli occhi di un testimone vedono. Del resto lui stesso dice di sé: “non è interessante la macchina fotografica che si possiede, ma il pensiero che la muove”.
Fedele a questa disposizione d’animo, ancora una volta, Stefano Schirato si spinge in prima linea per rappresentare un’emergenza, l’urtante verità del mondo, su cui spesso rischiamo di abbassare lo sguardo. Nell’indicare questa verità, il fotoreporter ci mostra cosa deve essere cambiato, migliorato, curato, suscitando in noi reazioni emozionali e anche riflessioni profonde.
“C’è qualcosa lì da guardare, lì davanti ai tuoi occhi, sembra avvertire Schirato, qualcosa che sta inavvertitamente attraversando il nostro tempo, in maniera lenta e silenziosa oppure velocemente e rumorosa, su cui non si può star comodi, placidamente seduti o accostati alla soglia, ad aspettare”.
La mostra “Il fuoco della Terra” ci porta al centro di un dramma globale: in mezzo alle miniere di carbone a cielo aperto di Jharia, nello Stato federato del Jharkhand, in India. In questo bacino carbonifero, di circa 500 chilometri quadrati, ardono quasi ininterrottamente dal primo dopoguerra un centinaio di incendi sotterranei. Ancora risultano impossibili da domare le fiamme spontanee scaturite in vecchie miniere abbandonate, mal smantellate, su cui, via via, si sono sovrapposti nuovi impianti di estrazione di superficie. In una corsa per ridurre le perdite finanziarie e soddisfare le sbalorditive richieste di energia di uno dei paesi più popolosi del mondo, si è passati, in India, dall’estrazione carbonifera sotterranea all’estrazione a cielo aperto. Vaste distese di terra sono state così spogliate e fatte esplodere in fosse poco profonde. Oggi nell’area di Jharia si producono oltre 32 milioni di tonnellate di carbone all’anno. Nel corso del tempo, “Il fuoco della Terra” (si comprende la drammatica concretezza del titolo che Schirato ha scelto per la sua mostra), ha bruciato e continua a bruciare tonnellate di carbone, consumando insieme al combustibile, anche numerose vite umane.
Tutto intorno alle fosse, infatti, centinaia e centinaia di persone, bambini compresi, brulicano come degli invisibili: lavorando legalmente o illegalmente in veste di caricatori di carbone.
L’espansione è andata a scapito delle comunità tra cui si registrano costanti incidenti e gravi malattie. Nella casualità ricercata delle immagini di Schirato, che riprendono momenti crudi oltre ogni immaginazione, la mostra offre quadri di un quotidiano disarmante e dolorosissimo.
Alla ricerca di un rapporto empatico con gli individui che incontra, Schirato pone l’umanità al centro della sua osservazione: la vita dei soggetti ripresi è dominata da grandi fatiche, consumata in mezzo ai residui della combustione che appesantiscono l’aria e intossicano i corpi, comportando notevoli rischi per la salute.
Volti di una umanità lontana, si tenterà di obiettare, ma identici a quelli di tutto il mondo quando l’individuo viene negato. Avremmo potuto incontrare gli stessi sguardi in Perù, tra gli abitanti di Cerro de Pasco, dove l’industria mineraria sta ugualmente risucchiando una città. Avremmo potuto incontrarli ad appena un’ora di distanza da Jharia, in quel che resta della catastrofe di Bophal, uno dei più gravi disastri industriali che la storia ricordi. Avremmo potuti incontrarli anche in Italia, nella terra dei fuochi, tra i rifiuti tossici e i rifiuti speciali che danno innesco a numerosi roghi con un impatto nocivo sulla salute della popolazione locale, oltre che sull’ambiente. Avremmo potuto incontrare gli sguardi determinati e coraggiosi delle migliaia di giovani che si battono per far chiudere gli scavi di carbone in Germania, ad Aachen, consapevoli che anche i Paesi ricchi continuano ad avere la loro responsabilità non sposando sino in fondo i principi della sostenibilità ambientale. Negli infiniti scenari del “Villaggio globale”, simili situazioni si moltiplicano ogni qualvolta la troppo avventata ricerca dello sviluppo erode l’ambiente, l’ecologia e con essi, purtroppo, anche le esistenze.
Nel corso della lunga carriera la macchina fotografica di Schirato ha scrutato il mondo del lavoro, la vita delle donne, la realtà della guerra civile, l’ampia sfera degli emarginati, la recente tragedia dei naufraghi e dei rifugiati. A tutti, il fotoreporter ha dedicato la sua considerazione e il suo impegno civile. La mostra “Il fuoco della Terra” è un tassello ulteriore nell’ampio catalogo formato dalle scelte, che sono altrettante prese di posizione dello stesso Schirato. Dal momento che il corpus delle sue opere rappresenta un tesoro di inestimabile valore per la testimonianza sociale e culturale, la Fondazione Pescarabruzzo ha deciso di essere nuovamente al suo fianco, per le strade dell’India.
I visitatori difficilmente potranno sottrarsi alla forza visiva e alla scioccante attualità di questa nuova mostra.
Nicola Mattoscio
(Fondazione Pescarabruzzo)