IL BUIO, CONFINE DEL COLORE

Formichetti e Schifano: dialogo tra spirito e materia

 

Luca Beatrice
(a cura di)

 

PRESENTAZIONI

È grazie ad una virtuosa e felice collaborazione tra il comune di Pescara e la Fondazione Pescarabruzzo che si è in grado di presentare una prestigiosa ed insolita iniziativa, che nasce dal confronto tra due collezioni di notevole valore artistico culturale sul tema della vita, della morte e sul significato estremo dell’esperienza umana.
Il grande maestro e protagonista dell’arte contemporanea Mario Schifano, con il ciclo pittorico monotematico dedicato all’arte tombale degli Etruschi, le cui opere costituiscono una collezione completa ed unica della Fondazione, e il giovane artista informale abruzzese Silvio Formichetti si confrontano e dialogano attraverso il colore, lungo confine della vita con la sua
conclusione, e attraverso il gioco quasi infantile che si origina nell’impercettibile e complesso rapporto tra materia e spirito.
I due artisti trascendono l’esistenza e la materia con pennellate di colore acceso, sottofondi e cornici di blu e nero. Le loro opere vengono accostate come si accostassero le loro personali flebili verità terrene e le loro visioni oltre le impertinenze della vita, della luce, della materia.
I colori definiscono la forma, ne rappresentano l’ampiezza, la profondità, ne esaltano la passione, la gioia e la bellezza. Il segno in movimento è vita e la sua direzione è determinata dalla forza consapevole del pensiero, dalla sua capacità di porsi delle domande o darsi delle risposte.
Qualsiasi sia l’orientamento per l’uomo e per la vita in genere, l’unico traguardo certo è rappresentato dalla morte, che segue alla provvisorietà della fragile esistenza umana. Da sempre ogni uomo ha compreso che il buio ha a che fare con una fine: la fine del giorno, la fine della propria vita fisica, la fine dell’universo.
Per vedere il buio basta chiudere gli occhi, che nella morte si chiudono per sempre. Ma il pensiero non può avere fine. Perciò ogni uomo è costretto a proiettarsi oltre un confine scuro, inteso come colore estremo per dare forza alla dimensione pittorica spiritualizzata.
Ma cosa egli possa vedere dopo, quali colori possa ammirare, rimane una domanda; oltre non vi è risposta, oltre c’è l’immaginario, oltre c’è il mistero della materia che si dissolve.
Dall’idea personalissima del “dopo” si può definire il rapporto che vi è tra l’uomo stesso e il senso della sua esistenza.
L’impegno nella vita, la speranza, la reazione al coloro e la capacità di sopportarlo, la felicità sfuggente sono l’essenza del credo di ognuno nel confronto eterno con il senso della morte di se e della propria cultura. Attraverso la luce ed il buio dei dipinti, nel loro valzer delle alternanze, si possono trovare gli stimoli adatti ad una nuova riflessione sul difficile e ricorrente dialogo tra moderno ed antico. Per Schifano la lezione della grande cultura classica dell’arte etrusca, volta alla ricerca dei limiti della vita piuttosto che alla perfezione ellenica della sua immortalità, autorizza a cogliere l’evidenzia di una vigorosa classicità estetica nella sua straordinaria ed impareggiabile modernità. Per Formichetti solo in apparenza ciò appare meno scontato; mentre la si può cogliere nitidamente appena oltre la radicale informalità dei suoi rapidi gesti pittorici, che rievocano così significativamente allusioni metodologiche.
Dunque, all’incontro tra il grande maestro ed il giovane artista vuole anche essere una occasione per riflettere sulla ricerca del rinnovamento culturale all’avvio del nuovo millennio, non distingua dalla riscoperta delle insostituibili radici identitarie.
Con la dematerializzazione universalizzante delle nuove tecnologie, ogni esperienza di modernità artistica sensibile anche alle ricerche delle tante e diverse identità non può che far bene alle esigenze di rivitalizzazione dei modelli di democrazia e di ulteriore maturità della vita civile. Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che si sono adoperati nella realizzazione di questo evento e in particolare, al critico Luca Beatrice, ai curatori dell’allestimento Ilenia Cardone e Sharon Cohen, a Mariella D’Alleva ed Augusto Di Luzio per i loro personali contributi
all’ideazione dell’evento, nonché a Monica De Bei Schifano e Marco Schifano, rispettivamente Presidente e Direttore dell’Archivio Mario Schifano. La più grande riconoscenza, infine, è
dovuta al presidente Giorgio Napolitano, per il conferimento dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana.

Nicola Mattoscio
(Presidente Fondazione Pescarabruzzo)

Il Musei d’Arte Moderna Vittoria Colonna ospita un importante e significativa mostra di dipinti si Mario Schifano, fra i più noti ed apprezzati autori italiani del ‘900, comparati con opere di Silvio Formichetti, giovane artista abruzzese, che ha accumulato grandi successi di critica e pubblico con una lunga serie di mostre in prestigiosi spazi espositivi nazionali.
Di Schifano sono esposte le opere del ciclo degli Etruschi, che l’autore presentò in una storica esposizione del 1992, proprio nel Museo Etrusco di Tarquinia e che la lungimiranza e la passione per la Cultura e l’Arte del Prof. Nicola Mattoscio permisero di acquisire al patrimonio della Fondazione da Lui presieduta, arricchendo così la collezione di opere d’arte del nostro
territorio.
Perché Schifano e gli Etruschi? È il risultato del ritorno all’infanzia che molti, se non tutti gli artisti, compiono durante la loro vita. Mario Schifano, infatti, era figlio di un archeologo: nacque in Libia perché lì il padre, in quel periodo, operava come ricercatore di testimonianze delle antiche civiltà, compresa la etrusca. Non poteva dunque mancare, nell’ambito della sua
vasta produzione artistica, un riferimento a questa stupefacente e meravigliosa civiltà.
“Il buio confine del dolore”, confine inteso come luogo in cui dalla indeterminatezza cromatica dell’oscurità, si passa alla immediata visibilità e godibilità dei colori. Ma inteso anche come dialogo tra spirito e materia, tra la morte e la vita: colloquio fra il buio che circoscrive, nelle opere di Schifano, la rappresentazione delle tombe e dei simboli etruschi e la loro vivacità
policroma.
Così come nelle opere informali di Silvio Formichetti, nate da una vigorosa gestualità, il buio, rappresentato dal nero e dalle varie tonalità del grigio, stabilisce il confine con un’esplosione di colori, dal giallo al rosso, dal verde all’arancione, sino all’azzurro, al blu, al viola. Segni forti che derivano da una spontanea, istintiva e pur razionale naturalezza artistica.
Nelle opere di Silvio Formichetti, come scriveva Vasilij Kandinskij ne “ Lo spirituale nell’Arte”: il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un influenza diretta. Il colore è il tasto, l’occhio il martello che lo colpisce, l’anima lo strumento delle mille corde.
Un sentito ringraziamento va al Sindico di Pescara Avv. Luigi Albore Mascia, per la generosa ed entusiastica disponibilità dimostrata sin dal momento dell’idea progettuale di questa iniziativa e al presidente Nicola Mattoscio e tutto il Consiglio di amministrazione della “Fondazione Pescarabruzzo” per la magnanimità dimostrata

Augusto Di Luzio
Presidente della Commissione Cultura
Comune di Pescara

 

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