GIUSTINO ROSSI E L’ARTE DELLA VITA

Antonio Zimarino
(a cura di)

 

PRESENTAZIONE

Nel bellissimo, commovente e rigoroso testo critico con cui di seguito Antonio Zimarino ci introduce al “caso” Giustino Rossi, egli sostiene: “Personalmente, questi disegni a lungo nascosti mi hanno permesso, oltre che di scoprire un grande talento, di ricordarmi quale universo di sensibilità e capacità possa nascondersi nelle persone che la nostra vita incrocia; se me lo ricordassi, se ce lo ricordassimo, non permetteremmo più la solitudine di nessuno e potremmo imperare ad allargare sempre un po’ di più il nostro sguardo sulle cose e le persone, ovvero la nostra capacità di comprendere il presente che scorre”.
La grande gioia ed emozione con cui si scopre il talento di Giustino, accompagnata dalla quasi imbarazzante amarezza per non averlo compreso prima e, soprattutto, per non aver cercato o essersi accorto dello straordinario e fantastico mondo che egli nascondeva, istintivamente spingerebbe ad una tentazione perfino vendicativa e a Lui così familiare: rassegnarsi ad una incantevole sensazione di stupore e non avere quindi a riguardo, nulla da dire che non sia già stato detto (e bene!) e che già non si sappia.
Ma per ora torna in mente l’intervista rilasciata da Albert Einstein al “Saturday Evening Post” del 26 ottobre 1929, da cui si ricava una delle sue citazioni più note: “L’immaginazione è più importante della conoscenza perché la conoscenza è limitata mentre l’immaginazione abbraccia il mondo intero”.
E allora c’è da pensare che Giustino perdonerà me, gli altri amici e compagni e sua moglie se, nel concepire questa pubblicazione, in occasione del ventesimo anno della sua troppo immatura scomparsa, abbiamo concesso una chiara preferenza alla dimensione dell’immaginazione che tutto abbraccia, e che ricomprende quindi anche la conoscenza, i sentimenti e le passioni che a lui ci hanno legato, insieme a molti altri, per tanto tempo.
Nulla abbiamo voluto che potesse ricordarlo con retorica e, dunque, neanche la terribile angoscia che ci provocò la sua morte. Anche quella parte dei suoi disegni un po’ picassiani qui
presentati non ispira l’angoscia dell’uomo moderno al cospetto della violenza, mirabilmente denunciata dal grande pittore Andaluso.
Così possiamo immaginare che i nostri rapporti e il significato della breve e intensa vita di Giustino, spesa tutta nel far prevalere i principi di giustizia e i diritti dei più deboli, nella dimensione della conoscenza, non sono stati semplicemente indotti dalla legge di gravità “fisica” che univano le nostre comuni idee, sensibilità sociali o vedute esistenziali.
Piuttosto, le esperienze e i percorsi di vita che ci hanno fatto incontrare, nella dimensione dell’immaginazione, lasciano pensare ad uno splendido quadro di Magritte, dove una colomba emerge come nitida figura da un coacervo di colori tra forme incerte e indefinite.
È un’interpretazione davvero bella della vita quella di Giustino.
In epoca dove non di rado la bellezza è spinta all’esilio, proporsi di illuminare con la bellezza dell’arte le difficoltà della vita, e le tante occasioni fatte anche di incontri estenuanti e noiosi per tentare di porvi faticosamente rimedio, con la crescita della partecipazione consapevole e solidale di piccole o grandi comunità di uomini, è un esempio sorprendente di forte speranza e davvero significativo per l’impegno civile soprattutto dei giovani.

Nicola Mattoscio
(Presidente Fondazione Pescarabruzzo)

 

 

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