Percorsi di Uomini Percorsi di Fede
Immagini Icone Costumi
Lucia Arbace
Maria Concetta Nicolai
Maria Ruggeri
(a cura di)
INTRODUZIONE
Il valore culturale delle migrazioni antiche e contemporanee
E’ stata davvero meritoria da parte di Maria Ruggeri, Direttrice del Museo Nazionale Archeologico d’Abruzzo-Villa Frigerj Chieti, l’idea di progettare la conoscenza del mondo religioso del popolo ortodosso ormai presente in numeri sempre più significativi nella nostra regione.
Come scrive Adriano Pessina, Soprintendente per i Beni Archeologici d’Abruzzo, infatti la vera missione di un museo, al di là delle specifiche competenze settoriali, è quella più ampia “di promozione della cultura intesa nella sua più vasta accezione”.
All’idea, di per sé originale, si è affiancata, allargandone le prospettive e evidenziando i rapporti tra l’Abruzzo e le più antiche migrazioni, Lucia Arbace, Soprintendente per i beni Storici Artistici Etnodemo antropologici dell’Abruzzo che ha curato personalmente la sezione dedicata alla storia, alla cultura e alle tradizioni della Comunità greco-bizantina di Villa Badessa di Rosciano, dove, dopo quasi tre secoli, resta la traccia, se non altro religiosa, della terra d’origine.
Incontrare il diverso da noi, opportunità sempre più frequente in questo terzo millennio, non solo non nega, ma dà maggiore identità e maggiore ricchezza alla cultura di cui siamo portatori.
Per questo mi è sembrato opportuno che la Fondazione Pescarabruzzo si occupasse e sostenesse il progetto della conoscenza dei migranti ortodossi. E, abituati come siamo a vederli come anonimi lavoratori, ci lasciano sorpresi gli spazi enormi in cui nasce il loro sentimento religioso, le linee aguzze delle loro chiese, i colori preziosi e i ritmi dei loro riti, la storia delle loro icone, manifestazione di Dio dall’oscurità alla luce.
Il conseguente sguardo diacronico ci porta indietro alle migrazioni slave nelle nostre terre e ci fa riscoprire anche nella nostra provincia enclaves albanesi molto attente anche oggi a perpetuare le tradizioni della loro terra d’origine.
La mostra è viva e significativa e il catalogo, se da un lato ne è la naturale conclusione, dall’altro pone i presupposti per ulteriori indagini e riflessioni di carattere culturale e antropologico, in cui il dato religioso si colloca come un settore fondamentale.
E’ necessario, infatti, promuovere, anche dopo lo smantellamento della mostra, la conoscenza di una cultura che sentiamo così vicina e presente nella nostra Terra e che scopriamo così diversa e per ciò arricchente nelle radici che l’hanno generata.
Nicola Mattoscio
(Presidente Fondazione Pescarabruzzo)
Una mostra fuori dal comune e una irripetibile occasione di conoscenza
Il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, nel collocare tra i “luoghi della cultura” i musei, riconosce loro no solo la funzione di semplici contenitori per la conservazione e l’esposizione di oggetti e reperti, ma gli affida una missione altrettanto importante di promozione della cultura intesa nella sua più vasta accezione.
Questa missione nasce direttamente dall’art.9 della Costituzione, che assegna al patrimonio culturale un valore superiore proprio in virtù delle sue capacità di promuovere lo sviluppo e l’identità della Nazione, una identità che costituisce una sorta di trama che unisce le varie parti del nostro Paese e che viene ancor più valorizzata dalle nostre capacità di apprezzare i mille fili che la compongono, le molteplici componenti che nel corso dei secoli si sono stratificate e rendono oggi uniche per la loro ricchezza le storie che le diverse regioni italiane possono raccontare.
E’ per tali ragioni che il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Villa Frigerj si è aperto per ospitare una selezione di icone provenienti dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Villa Badessa, frazione del comune di Rosciano (PE), e valorizzare così una piccola ma preziosa testimonianza della varietà culturale dell’Abruzzo.
Tali icone costituiscono infatti il prodotto di una comunità che in questa regione trovò riparo oltre due secoli fa, provenendo dalla vicina Albania, e che ha saputo da allora qui integrarsi, ma allo stesso tempo, fedele alle sue origini, ha conservato le proprie radici culturali e religiose.
La mostra, corredata dalle foto di Mauro Vitale sui luoghi di fede dell’Europa orientale, potrebbe sembrare una incursione al di fuori dei temi solitamente trattati in un museo archeologico, ma essa viene in un certo senso a completare l’esposizione del Museo di Villa Frigerj, dove il percorso espositivo si sviluppa proprio con l’intento di illustrare la formazione delle identità culturali di questa regione a partire dall’età del Ferro.
Gli scatti fotografici di Mauro Vitale, l’amore della comunità di Villa Badessa per le sue tradizioni, l’entusiasmo di Daniela Di Martino, la grande disponibilità di Giancarlo Ranalli e padre Mircea, l’incontro con Donato Oliverio eparca di Lungro e con il vasto sapere di Mons. Bruno Forte hanno reso questa mostra diversa da tante altre e una irripetibile occasione di conoscenza.
I miei ringraziamenti vanno pertanto a costoro, alla direzione del Museo di Villa Frigerj e a tutto il personale della Sopraintendenza che si è impegnato per la sua realizzazione, nonché alla Fondazione Pescarabruzzo, grazie alla quale i visitatori possono oggi disporre di un’agile guida dell’esposizione.
Andrea Pessina
Soprintendente per i Beni archeologici dell’Abruzzo
La Fede dell’Est e l’accoglienza d’Abruzzo
In perfetta sintonia con la sua antica denominazione, l’Abruzzo può vantare una vocazione al plurale: vasto e vario dal punto di vista orografico ha accolto già alla fine del Quattrocento centinaia di esuli e profughi provenienti soprattutto dall’Est, e in particolar modo da quelle coste dirimpettaie dell’Adriatico unite da quest’autentica autostrada del mare.
Il replicarsi del fenomeno migratorio, continuato nel Settecento, ha rappresentato un valore aggiunto per il territorio, ancora oggi culturalmente variegato a ragione della pluralità degli usi e costumi che hanno connotate le alte civiltà delle genti italiche sin da epoche remote.
Se oggi i continui flussi di migranti nel nostro paese pongono come esigenza primaria l’educazione al vivere civile e al massimo rispetto per ogni diversità, di fede, di etnia o semplicemente di abitudini nella prassi quotidiana, l’Abruzzo in tal senso è particolarmente avvantaggiato.
E’ sembrato quindi opportuno esaltare tale capacità di accoglienza in questa terra ospitale, gravida di culti soprattutto mariani, attraverso un’ulteriore tappa dei Percorsi di uomini, Percorsi di fede.
Già presentata con successo nel Museo Archeologico Nazionale di Villa Frigerj a Chieti, grazie alla qualità delle immagini di Mauro Vitale e all’interesse del singolare corpus di icone della Chiesa di Santa Maria Assunta a Villa Badessa, la mostra approda ora in un museo piccolo ma prestigioso, la Casa Natale di Gabriele d’Annunzio a Pescarabruzzo.
Per onorare le competenze istituzionali sui beni etnoantropologici abbiamo voluto però potenziare l’esposizione con focus dedicato ai costumi Arbëreshë, sicuramente tra i più affascinanti non solo dell’intera regione ma di tutto il Regno delle Due Sicilie. Proposti da una pletora di artisti nella grafica, sulle porcellane e persino su un caro bacile di maiolica di Castelli, senza trascurare la presenza della donna e dell’uomo di Villa Badessa nel presepe napoletano, attestato da due rare figure databili entro i confini del Settecento, gli abiti tipici sono documentati in mostra con gli originali quando possibile o con accurate riproduzioni delle innumerevoli opere appartenenti soprattutto alle collezioni borboniche confluite in diversi musei statali o tuttora conservati nelle regge di Napoli e Caserta.
Del resto anche queste testimonianze dell’antica comunità sottintendono percorsi di uomini, cominciati nello specifico con il lungo viaggio degli illustratori inviati dal sovrano Ferdinando IV, votati a valorizzare la diversità divulgando la conoscenza di queste non trascurabili prove di civiltà.
Un sincero ringraziamento a quanti in vario modo hanno concorso all’iniziativa, in particolare a Giancarlo Ranalli, e alle professionalità delle due Soprintendenze che hanno lavorato accanto agli altri studiosi qualificando questo prestigioso volume, edito grazie alla munificenza della Fondazione Pescarabruzzo.
Lucia Arbace
Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo