Dal “RAMPIGNA” all’ “ADRIATICO”

Storia scritta e illustrata dei leggendari “Teatri Biancazzurri”

 

Antonio e Maurizio Delli Gatti

 

PRESENTAZIONE

Nello sport esistono nomi leggendari, protagonisti memorabili delle grandi sfide di ieri e oggi le cui gesta attraversano il tempo, rendendo gli atleti emblemi di singole discipline e a volte anche punti di riferimento per la collettività, non solo per gli aspetti di costume. Valga per tutti la storia esemplare di Muhammad Ali che, ricordato come lo “sportivo del secolo” ventesimo e anche come “The Greatest”, a partire dal suo proverbiale rifiuto di partecipare alla Guerra del Vietnam dichiarandosi obiettore di coscienza, diventa un’icona della controcultura americana essenziale per comprendere la storia completa degli USA nel secondo Novecento.
Nella fenomenologia sportiva, poi, un posto speciale occupano i luoghi. Spesso intesi nella loro accezione fisico-geometrica, i luoghi dello sport racchiudono in realtà la manifestazione delle pratiche agonistiche con tutto il loro portato di vita, memoria, passioni, e si candidano pertanto a divenire spazi “ultra-fisici” in cui l’agire supera il valore ludico e competitivo, per significare altro: l’identificazione reciproca, il riconoscimento sociale, le emozioni condivise, le grandi passioni pubbliche di intere epoche e per intere comunità.
È il caso del campo sportivo del “Rampigna” e dello Stadio “Adriatico” di Pescara, ora intitolato alla memoria del prestigioso atleta cittadino Giovanni Cornacchia, ai quali sono dedicate le pagine del presente libro.
Mancava sinora una pubblicazione organica sui maggiori impianti sportivi del capoluogo pescarese dalle origini ai nostri giorni. La Fondazione Pescarabruzzo ha perciò voluto favorire che si colmasse una lacuna della storiografia regionale, affidandosi alla ricostruzione meticolosa e suggestiva fatta da Antonio e Maurizio Delli Gatti.
Gli autori hanno compiuto ricerche scrupolose, a cominciare dalle fonti cartografiche, arricchendole della memoria sociale dei tempi passati, quando le tribune del “Rampigna” rigurgitavano di spettatori venuti da ogni parte d’Abruzzo, le invasioni di campo erano all’ordine del giorno, il fiume era giusto a ridosso della porta e si usavano ancora i locali del circolo di canottaggio come spogliatoi.
“Per il paesaggio sociale è assolutamente essenziale la delimitazione dei luoghi”, diceva il filosofo e sociologo tedesco Georg Simmel. E infatti la ricostruzione inizia dalla demolizione della fortezza Borbonica, nell’autunno del 1870, allorquando si ridefinirono gli spazi urbani e il futuro Campo Rampigna diventò prima una Piazza d’Armi e poi, risistemato, assunse la forma planimetrica di campo di calcio, nella fase più partecipata e pionieristica della sua storia.
Il primo torneo di calcio regionale fu qui ospitato nel 1925. Qui giunse varie volte l’arrivo del Giro d’Italia. Dal 1939 il Rampigna diventò una struttura polivalente, capace di accogliere tutti gli sport e i praticanti delle varie discipline atletiche. Il calendario ciclistico cittadino fu movimentato dall’istituzione del trofeo Matteotti del 1945, il segno tangibile della rinascita nel dopoguerra. La competizione, inizialmente sorta come gara per ciclisti non professionisti, conquistò nel tempo una sempre maggiore importanza a livello nazionale ed internazionale, tanto che nelle edizioni del trofeo si diedero battaglia campioni come Bartali, Magni, Taccone, Basso, Gimondi, Moser ecc.
Dal 1951, in vista di ospitare le Olimpiadi del 1960, il Coni assegnò a Pescara la realizzazione dello Stadio Adriatico, il cui progetto iniziale fu ideato dal prestigioso architetto Luigi Piccinato. Col passare degli anni anche l’“Adriatico” subì varie modifiche senza comunque stravolgere il suo tradizionale aspetto. Al suo interno gli spettatori poterono assistere alla storica prima promozione del Pescara in A, nel 1977.
Al pari del suo predecessore, anche l’“Adriatico” negli anni ha saputo trasformarsi in un importante punto di riferimento sportivo, ospitando meeting e competizioni nazionali ed internazionali come i Campionati Italiani di Atletica leggera e la XVI edizione dei Giochi del Mediterraneo.
Siamo certi che questo contributo gioverà molto ad una conoscenzabpiù approfondita del ruolo sociale, sportivo e culturale dei due impianti storici pescaresi, non solo da parte di appassionati dell’argomento e di chi non trascura questi fenomeni di “costume” negli approfondimenti necessari a conoscere la storia completa di una comunità, ma anche di chi si riconoscerà nell’impegno di organizzatori, atleti e sostenitori, di quanti cioè parteciparono alle memorabili stagioni della città raccolta in particolare attorno ai suoi “teatri biancazzurri”.
L’Abruzzo, regione pioneristica sotto vari aspetti sportivi, si appresta a vivere un momento particolarmente significativo per la sua storia calcistica, con l’ennesima promozione nella massima Serie della squadra del capoluogo pescarese. Ci auguriamo che quest’opera possa costituire anche un nuovo stimolo a proseguire su un percorso costellato di successi

Nicola Mattoscio
(Presidente Fondazione Pescarabruzzo)

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