Incontro tra due artiste

BRIGITTE BRANDT
GABRIELLA CAPODIFERRO

 

PRESENTAZIONE

Nel licenziare questo nuovo volume della collana arte e cultura della Fondazione Pescarabruzzo, dedicato all’incontro tra Brigitte Brand e Gabriella Capodiferro, vorrei soffermarmi a ricordarne la genesi.
Quando gli artisti si incontrano, infatti, non si tratta quasi mai di una prossimità casuale, bensì di una precisa convergenza, dettata da un’alchimia ricca di fascino e di significato.
Venezia è il luogo di nascita nel 1895 di una delle istituzioni culturali più note e prestigiose al mondo, la Biennale, in cui le arti visive hanno sempre eccelso. Nelle sue prime edizioni ad esempio, i rapporti privilegiati con la “Secessione viennese”, che in quegli anni dava vita ad un movimento di ribellione verso i canoni ufficiali dell’Accademia e teorizzava la fusione di tutte le espressioni artistiche, misero particolarmente in risalto l’arte tedesca. Il movimento coinvolse, oltre Vienna, anche Berlino e Monaco di Baviera, e consentì a Gustav Klimt di dipingere nel 1909 un autentico capolavoro come Giuditta II (conservata proprio a Venezia nella Galleria d’Arte Moderna), il ritratto di donna sublime per eccellenza, che seppur privo di artifici retorici, è tutt’ora considerato il dipinto conclusivo del cosiddetto “periodo aureo” dell’artista. L’opera si contraddistingue per un linguaggio di forte astrazione simbolica, sperimentando il concetto di liberty della linea curva e sinuosa per rappresentare Giuditta nell’atto di uccidere Oloferne. In altre parti d’Europa altri movimenti simili si chiamarono diversamente, come “l’Art Nouveau” o il “Modernismo”. A tutti era comune un certo recupero della tradizione ma con l’utilizzo di nuovi linguaggi, tecniche inedite e materiali anche imprevedibili.
A Venezia, nel 1912, Thomas Mann inscenava la distruzione dei riferimenti etici ed estetici della società borghese nell’amore decadente e corruttore del nobile Gustav von Aschenbach. Lo scrittore tedesco, indagava così, tra arte e realtà, la metafora della “malattia” e la crisi dell’uomo contemporaneo. Sempre a Venezia, una ormai matura Peggy Guggenheim approdava nel 1949 in un viaggio di ritorno dall’America all’Europa con tutta la sua straordinaria collezione di Cubisti e Surrealisti, a cui si aggiunsero Arshile Gorky, Jackson Pollock e Mark Rothko per la prima volta affacciatisi al vecchio continente con il loro Espressionismo astratto.
Alla stessa terra veneziana, che per tanti anni ha fatto loro da madre e maestra, tornano ora idealmente, ispirandosi ad un nuovo incontro da donne compiute, le due artiste che presentiamo: Brigitte Brandt e Gabiella Capodiferro.
Entrambe hanno studiato, seppure in periodi diversi, all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. In quel terreno fertile, hanno appreso le leggi percettive e costruttive dell’opera d’arte: hanno iniziato a padroneggiare l’alfabeto costitutivo del linguaggio visivo, che passa attraverso l’equilibro, l’armonia, il segno, la forma, il colore, lo spazio e la luce.
Da qui, il desiderio di un gemellaggio culturale, suscitato da un concetto di “sorellanza” di intenti, di capacità e vicinanza di sguardi, tra le due artiste, entrambe autrici d’avanguardia, che “scrivono” con le loro immagini i propri andirivieni tra i loro luoghi d’origine (Brigitte nata nel Sud della Germania confinante con la Francia e la Svizzera e poi residente a Treviso, altra città quasi di frontiera, e Gabriella nata in Abruzzo dove tuttora vive, metaforicamente ancora territorio di confine dopo esserlo stato storicamente per secoli) ed il comune riferimento iconografico e formativo lagunare.
L’idea di questa pubblicazione, che correda la mostra allestita presso la Maison des Arts della Fondazione Pescarabruzzo, è allora la sintesi dell’incontro tra due mondi culturali e artistici: quello germanico, che affonda le proprie radici nella tradizione che va da Klimt a Mann (la Brandt), e l’altro abruzzese (la Capodiferro), che mantiene saldo il riferimento alla terra di Michetti e del decadentismo di D’annunzio.
Si apprezza, dunque, in maniera percettibile il sodalizio che lega realtà ed esperienze artistiche che solo il tempo e gli spazi tendono ad allontanare. Le due artiste, portatrici di visioni diverse, hanno mantenuto intatto il medesimo senso del viaggio che le aveva invisibilmente unite dalla prima ricerca artistica: il senso dello “scoprire” il mondo per scoprire la propria interiorità, appropriandosi e sconfinando oltre le raffigurazioni tradizionali.
Le donne sono spesso il passato oscuro ed inespresso del mondo, in questo volume, invece, si presenta tutta la forza creativa del “femminile” contemporaneo. L’immaginazione ha orrore dei confini perché i sentimenti umani non li possiedono, ecco perché l’incontro tra Gabriella Capodiferro e Brigitte Brand non solo è possibile, ma è prolifico e produttivo.
Entrambe hanno voluto farci vivere, con il loro ritrovato sodalizio, un quadro di ricerca interiore comune, senza privarci, ciascuna a suo modo, di un racconto assoluto di sé

Nicola Mattoscio
(Presidente Fondazione Pescarabruzzo)

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