Eugenio Sirolli
(a cura di)
PRESENTAZIONE
“Il 2 agosto partii pel primo tentativo con la febbre a 38 e 5. Poi, a poco a poco, mi sentii meglio. Non vivevo se non di volontà; e nulla mi toccava. Il 7 venne l’ordine di rinunziare all’impresa! Chiesi 48 ore al generale Badoglio, supplicando. Me le accordò. Partii il dì 8, e dovetti tornare indietro. Il 9 sentii che nulla avrebbe potuto impedirmi di andare fino a Vienna.
Feci giurare Palli e altri quattro compagni. Arrivammo” .
Queste parole, scritte da Gabriele D’Annunzio al direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini, il 19 agosto 1918, narrano a dieci giorni di distanza la “Folle impresa” del volo su Vienna e lasciano ancora attoniti per la fermezza del gesto, dimostrativo ed iconico.
L’impresa nasceva a seguito dello sfondamento austriaco sull’Isonzo, nell’ottobre fatidico del 1917, uno dei momenti di più grave crisi per l’Esercito Italiano dall’inizio della Guerra. Solo due settimane dopo un esercito praticamente dimezzato sarebbe riuscito ad attestarsi sulla nuova linea difensiva del Piave lasciando in mano nemica circa 10.000 chilometri di territorio italiano e oltre 300.000 prigionieri.
Diventavano allora importanti i gesti atti a risollevare le condizioni materiali e soprattutto morali dei soldati, quelli italiani, certo, ma anche di quelli appartenenti al crogiolo di popoli che formavano l’Impero asburgico: austriaci, ungheresi, serbi, croati, sloveni i quali, unendosi alla causa italiana avrebbero potuto opportunamente combattere per la propria Indipendenza.
Ecco allora gli atti eroici di D’Annunzio. Nel suo protagonismo e nel suo saper essere ispiratore di militari distintisi per ardimento ed audacia. La beffa di Buccari tra il 4 e 5 ottobre del 1917, per prima, avrebbe riacceso le speranze di tanti italiani concorrendo a risollevare il morale dopo la drastica disfatta di Caporetto. E ancora, l’ardimentoso volo del novello Icaro, conclusosi con la distribuzione di oltre 350.000 copie di un volantino, redatto in realtà da Ugo Ojetti, commissario alla propaganda, che recitava: “VIENNESI! Imparate a conoscere gli italiani. Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà. Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni”.
L’impresa avrebbe potuto avere un seguito altrettanto clamoroso se il Vate avesse ricevuto l’autorizzazione dal Comando Supremo ad un nuovo volo su Budapest, già ideato e annunciato allo stesso Albertini con il medesimo slancio trascinante: “Pensa all’efficacia immediata di un nuovo colpo. Si tratta di un centinaio di chilometri in più” .
Per la nostra regione simili atti eroici si comprendono solo nel solco della sua prestigiosa cultura risorgimentale, tanto spesso trascurata.
Dell’Aquila era originario il pluridecorato tenente di vascello Andrea Bafile, che tra il 4 e il 5 ottobre 1917 prese parte come osservatore all’attacco eseguito da 14 bombardieri trimotori Caproni, guidati dal maggiore Armando Armani e da Gabriele D’Annunzio stesso, contro le Bocche di Cattaro. Di Chieti era originario Ottorino Pomilio, ingegnere e pilota intraprendente, fondatore della Società omonima. La pionieristica attività industriale costituiva una delle prime aziende aeronautiche italiane, tra le più importanti dell’epoca, a cui collaborava anche Corradino D’Ascanio.
La ricorrenza 9 agosto 1918-9 agosto 2018, il centenario del raid su Vienna, commemora non solo uno dei momenti più alti del patriottismo Dannunziano, ma anche la dedizione e l’ingegno di tanti altri figli d’Abruzzo; di quanti alla causa della guerra, ormai del tutto irrilevante se giusta o ingiusta, ma soprattutto alla causa della libertà delle nazioni e dei popoli, diedero il meglio delle proprie capacità professionali e umane. Alla luce del loro esempio, il volo su Vienna rappresenta l’elevazione dell’arditismo in nome dei più alti ideali, a favore di un ordine internazionale democratico, come nuovo palcoscenico per esprimere le secolari aspirazioni represse dei popoli europei, infine sperimentate con la nascita della Società delle Nazioni con sede a Ginevra.
Abbiamo voluto celebrare una ricorrenza tanto significativa con uno stile insolito, quello del fumetto, perché tutti, ma proprio tutti, comprese le più giovani generazioni, potessero appassionarsi ad una pagina di storia epica ed emozionante, comprendendone appieno il significato politico e morale, soprattutto oltre ogni tradizionale rappresentazione retorica.
Nicola Mattoscio
(Fondazione Pescarabruzzo)