SIRONI E IL SUO TEMPO

CLASSICITÀ E ROMANITICISMO MODERNI

 

Elena Pontiggia
(a cura di)

 

PRESENTAZIONI
La Fondazione Museo R. Paparella Treccia e M. Devlet di Pescara prosegue la sua ormai storica attività di promozione dell’arte antica e moderna con una nuova mostra dal titolo Classicità e Romanticismo moderni. Sironi e il suo tempo. Progetto culturale e realtà espositiva encomiabili non solo perché rendono vicina la grande esperienza pittorica di artisti quali Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Alberto Savinio, Ardengo Soffici, Aligi Sassu, Ottone Rosai e Arturo Tosi, ma soprattutto perché ci fanno immergere in una irripetibile stagione dell’arte europea, quella fiorita tra le due grandi guerre del XX secolo e definita emblematicamente “classicità moderna” dalla curatrice della mostra e del catalogo, la Professoressa Elena Pontiggia, docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Brera e il Politecnico di Milano. Non è un caso, aggiungiamo, che sia stata coinvolta una professionista di tale levatura intellettuale: gli eventi legati al nome di Sironi, proprio negli ultimi tempi, stanno progressivamente costellando la penisola di una rinnovata stagione espositiva, tutta guidata dalla migliore intelligencija della critica d’arte italiana.
In mostra troviamo ben diciotto opere di Mario Sironi, nucleo che abbraccia quasi interamente un percorso segnato da stazioni stilistiche di volta in volta sorprendenti: Madre che cuce, Cocotte, Contadino, Periferia con figure, Lo sbarco sono solo alcuni degli esempi più rappresentativi di tale versatilità. «Notissimo sconosciuto, vissuto e morto per la verità, che impone rispetto assoluto» scriveva un grande poeta, Guido Ceronetti, di Mario Sironi, a testimonianza dell’immenso valore di un artista il cui lavoro ha subito per lunghissimo tempo una sorta di coartata censura, come più in generale denuncia Vittorio Sgarbi nel suo ultimo libro “Il Novecento. Dal Futurismo al Neorealismo” (2018).
Una vera ingiustizia nei confronti soprattutto di colui che seppe essere, ai massimi livelli, cubista, futurista, metafisico, illustratore, ritrattista e molto altro ancora. Anche se non si può ignorare che poteva essere “storicamente” inevitabile che un ‘intera generazione di artisti, che non si era limitata alla semplice adesione al fascismo ma spesso aveva finito con interpretarlo e sostanziarlo nel suo profilo culturale non solo ufficiale, subisse nel dopoguerra le legittime riserve di quanti si nutrivano delle ansie della appena riconquistata libertà.
Non si può dimenticare, infatti, che Sironi aderì persino alla Repubblica Sociale di Salò rischiando di essere giustiziato il 25 aprile 1945 da una brigata Partigiana. Ciò non avvenne anche e proprio grazie alla lungimiranza non a caso di un altro grande intellettuale come Gianni Rodari, componente della stessa brigata, che nel destino della storia però era dalla parte giusta e divenne subito dopo autorevole protagonista della vita culturale dell’Italia democratica e repubblicana.
Dunque, la mostra contribuisce nel tempo e nel modo più opportuno anche al più generale recupero senza alcun pregiudizio di una stagione artistica davvero formidabile nelle sue eccellenze espressive, che deve essere sgravato da ogni lettura politica legata al momento e, piuttosto, contestualizzata nella grande e prestigiosa esperienza artistica contemporanea.
Spiccano, accanto alla rosa sironiana, i dipinti degli amici e colleghi i quali, in modo altrettanto inedito, hanno informato l’epopea dell’arte novecentesca italiana: troviamo in Ettore Andromaca la metafisica di Giorgio de Chirico, accanto al romanticismo trasognato di Marina grande del suo amico-nemico Carlo Carrà; ci si addentra nell’intellettualismo grafico di Ulisse chez Calipso di Alberto Savinio, per poi esserne tirati fuori, in una dimensione lirica, dagli idilli di Sera di primavera, di Ardengo Soffici, e di Via Toscanella di Ottone Rosai. Da notare con attenzione, infine, le opere di Paola Consolo, talentuosa nipote di Margherita Sarfatti, e di Rino Gaspare Battaini, due artisti del tempo considerati “minori”, ma da riportare all’attenzione del pubblico più esteso.
Siamo dunque lieti di ospitare nella collana editoriale Arte e Cultura della Fondazione Pescarabruzzo un così prestigioso catalogo, testimone di una mostra di cui sentiremo parlare a lungo. E di questo non possiamo che essere grati agli organizzatori della Fondazione R. Paparella Treccia e M. Devlet e soprattutto al suo Presidente, il Dott. Augusto Di Luzio.

Nicola Mattoscio
(Fondazione Pescarabruzzo)

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