eximiae devotionis

arte e devozione nelle chiese lauretane

 

PRESENTAZIONE

L’arte è l’essenza della nostra cultura e il simbolo unificante della nostra identità, un’identità spesso raccolta attorno al monolite della cristianità. Credenti o non credenti, laici o non laici, è attorno al fulcro dell’arte religiosa che si articola gran parte dell’identità europea, un sentimento di appartenenza che mette in contatto coloro che condividono una storia, una sensibilità, una cultura, spesso nata e coltivata nei luoghi di culto, i cui riferimenti più prossimi sono la fede e la comunità.
Diffusi grazie alla devozione popolare e alla committenza dei maggiorenti locali, forieri di spiritualità e baluardi di cultura, gli spazi della sacralità hanno saputo manifestarsi nella pienezza della forma artistica, non solo nell’intento di offrire un’esperienza di gratificazione estetica e religiosa a quanti vi si accostavano, bensì nella volontà di trasformare i fruitori di quell’esperienza unica che è l’osservazione dell’opera d’arte, fornendo loro un approdo identitario, alterabile sì, ma pur sempre valido, nel corso dei secoli.
Il volume Eximiae Devotionis, arte e devozione nelle chiese lauretane, rappresenta un’importante raccolta di studi eseguiti su opere d’arte sacra conservate nelle principali chiese di Loreto Aprutino e, pertanto, costituisce un repertorio unico dell’identità che attraversa nei secoli il patrimonio sterminato della bellezza italiana. Assolutamente in linea con la tradizione artistica e devozionale dell’esperienza abruzzese, gli oggetti d’arte che sono qui presentati, le architetture negli aspetti strutturali e gli arredi sacri per quelli decorativi, documentano la vivacità e la dimensione notevolissima della produzione artistica di Loreto Aprutino.
Accanto alla descrizione di tanta ricchezza artistica, si traccia anche una narrazione degli emblemi sacri e civili nelle storie di personalità come San Camillo De Lellis, votato alla cura degli infermi, o San Tommaso d’Aquino, il raccordo tra cristianità e filosofia. Francescani Cappuccini e Camilliani sono solo alcuni degli ordini presenti tra le pitture e gli affreschi della devozione loretana, che annovera ampie e numerosissime raffigurazioni. Su queste narrazioni pittoriche, suggestive e contemplative, si sono formati i caratteri del paesaggio culturale loretese, come al cospetto del ‘Ponte del Capello’ nel Giudizio Universale, di gusto gotico, della chiesa di Santa Maria in Piano, o del San Pietro, principe degli apostoli, nonché il primo patrono a cui è dedicata la più importante chiesa della cittadina.
Una produzione significativa, che pone Loreto Aprutino fra quei centri dinamici che nei secoli hanno permesso a numerosi artisti locali di maturare ed esprimersi, accogliendo anche le influenze straniere e quelle provenienti dall’area centro-meridionale della penisola, dalle Marche al napoletano. Di molti artisti non si conosce l’identità, come nel caso dell’autore della Pietà conservata nella chiesa di Santa Maria in Piano; di altri, a partire dal XVI secolo, possono essere indicati i nomi in quelli di Giovan Bernardo Lama, Giuseppe Sammartino, Nicola de
Laurentiis.
Il volume, che è parte integrante della mostra allestita in tre chiese cittadine (la chiesa di Santa Maria in Piano, la chiesa cappuccina di Santa Maria del Carmine e la chiesa di San Pietro, l’antica badia nullius del castrum Laureti), intende favorire la conoscenza degli spazi sacri e l’immissione degli stessi in un circuito culturale attivo, grazie al valido apporto di istituzioni pubbliche e di studiosi, capaci, con il loro intervento, di impedire l’oblio di beni culturali essenziali, rinnovando le conoscenze acquisite alla luce di nuove e più aggiornate riflessioni.
Sebbene esposte allo sguardo dei fedeli fin dall’epoca lontana della loro prima realizzazione, nelle tre sedi espositive le opere studiate raccontano oggi la loro storia sotto una nuova luce, e in particolare agli occhi di chi ricerca le radici nei singoli luoghi, spesso pregevoli borghi come nel caso di Loreto, avendo la testa nel mondo come è inevitabile ormai nel villaggio globalizzato.

Nicola Mattoscio
(Fondazione Pescarabruzzo)

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