Idea Teatro

Su iniziativa del Presidente della Fondazione Pescarabruzzo, Prof. Nicola Mattoscio, si è svolto in data odierna un incontro avente a tema “Idea Teatro Pescara”, al quale hanno partecipato, oltre al Presidente della suddetta Fondazione, il Sindaco della Città di Pescara, Dott. Luciano D’Alfonso, l’Assessore alla Cultura del Comune di Pescara, Dott. Adelchi De Collibus, ed il Presidente della Commissione Consiliare per la Cultura, Dott. Maurizio Acerbo.

Nel corso della riunione sono state esaminate le idee generali per la realizzazione di un teatro cittadino localizzabile, in alternativa, nello spazio di Piazza Primo Maggio (ove al momento insiste un parcheggio di superficie) o nello spazio limitrofo all’area di risulta, in contiguità con Corso Vittorio Emanuele a nord dell’incrocio con Corso Umberto.

L’asse che dalla stazione va al mare, il suo sistema di piazze e la grande opportunità delle aree liberate dallo spostamento della ferrovia, ha rappresentato nel tempo il luogo scelto dai cittadini come centrale, nel quale si sono concentrati la vita pubblica, le relazioni sociali, l’attività culturale. Lungo questo asse, dei negozi e dei caffè, ci furono fino a cinque sale di spettacolo e due arene all’aperto; le piazze dei comizi del dopoguerra e delle manifestazioni, le prime sedi universitarie, il luogo dove la città incontra il mare; è sembrato quindi naturale cercare di individuare, lungo questa direttrice, la collocazione della nuova struttura.

L’ipotesi di occupare il sito sul quale sorse il teatro Pomponi, oltre che al risarcimento di una ferita inferta alla città negli anni senza memoria, alla ripresa di una tradizione che voleva la passeggiata concludersi al mare con uno spettacolo o seduti al tavolo della gelateria d’angolo, trova la sua ragione nella necessità di definire anche formalmente l’arrivo al mare della città.
Oggi quest’area si presenta per molti aspetti irrisolta: la rotatoria centrale e il parcheggio, la ex rotonda incompiuta sulla riviera, costituiscono sistemazioni provvisorie, ma ormai di lunga durata. La nuova chiesa, per distanza dal corso e consistenza volumetrica, non si misura adeguatamente con la piazza, organizzandosi piuttosto in modo introverso.
Qui un edificio che esibisca la sua sala con decisione, aprendo il suo atrio alla piazza può costituire una emergenza architettonica significativa che ripristini l’originario invaso dello spazio pubblico.
In questo luogo una hall conformata a galleria può ospitare a livello del suolo le attività di accoglienza ed altre, complementari, che partecipino alla vita di ogni giorno della città; ad un piano sopraelevato può svilupparsi la sala per 1200 spettatori, interpretata come unica cavea inclinata. Verso Nord, la torre scenica può esibire la sua massa più compatta, posta a dialogare con le forme coniche della nuova chiesa. A livello di copertura si può pensare ad un salone delle feste (come già avveniva nel circolo ospitato dall’edificio del Pomponi), con una spettacolare vista sul mare.
L’involucro deve esprimere trasparenza, visibilità da e verso la riviera, facendo entrare l’immagine del mare nella configurazione dell’organismo. La terrazza di copertura potrebbe essere arredata con sculture d’arte moderna ed integrata da adeguati percorsi di accesso con la piazza antistante a piano terra. Si configurerebbe, così, un sorprendente luogo identitario e di godimento, con vista dell’orizzonte del mare, del complesso portuale, della riviera, ecc.

In alternativa, l’altra ipotesi riguarda lo slargo antistante la vecchia stazione, che è uno spazio disegnato solo dagli antichi traffici legati allo scalo ferroviario, dai margini indefiniti con pochi manufatti residui della funzione dismessa: esso tuttavia si pone a chiusura dell’asse di corso Umberto verso monte e prelude al grande spazio libero delle aree di risulta. Oggi per quest’area c’è una idea di intervento: un grande parco nel cuore della città con funzioni pubbliche di rappresentanza ed aggregazione quali la mediateca e la sala per le cerimonie civili; ad esse si aggiungono il fabbricato della vecchia stazione ed il recuperato piccolo edificio degli ex serbatoi.
La maggiore articolazione dell’area consente di pensare ad un edificio che non sia solo il teatro di tradizione; nel complesso possono essere integrate strutture per la produzione, sale di prova, laboratori per le scene; una macchina più complessa, capace di interagire con la città, integrandosi con le funzioni circostanti: la mediateca, il punto giovani, la vecchia stazione, il parco. La nuova piazza (del Teatro), leggermente in pendenza verso est, introduce quindi al grande spazio verde e definisce architettonicamente questa parte della città. L’ipotesi autonoma dell’interramento di un tratto di Corso Vittorio, consentirebbe la continuità di uno spazio pedonale delineato dalla nuova stazione fino alla Nave di Cascella, con l’ulteriore previsione dell’accesso in galleria ad un ampio sistema di parcheggi sotterranei realizzati sotto il Teatro e la nuova piazza del Teatro, senza impattare con l’area destinabile a verde.

«Con questa iniziativa – precisa il Presidente della Fondazione Pescarabruzzo, Nicola Mattoscio – si vuole solo contribuire alla discussione in corso sulla vicenda del Teatro a Pescara. Ciò è in linea con quanto l’Istituto ha sempre rappresentato alle diverse amministrazioni comunali pro tempore, circa l’esigenza comunque di dotare la città di una così importante infrastruttura culturale. Il nuovo Teatro si qualificherebbe non in alternativa, ma come un virtuoso e irrinunciabile completamento di un unico sistema definito insieme con altri poli ramificati nella città e nell’area metropolitana, dando vita ad un ben integrato network diversificato per gerarchie funzionali e per ordini tematici».

Pescara, 23 febbraio 2005